Milena Santerini
Educazione alla cittadinanza nella società pluralistica
Jerome Bruner scrive che occorre
chiedersi, a proposito di una materia scolastica, se "una volta pienamente
svolta, quella disciplina risulti degna del sapere di un adulto e se una
persona che si sia iniziata ad essa da giovane divenga un adulto migliore"
(1). Ora, l'educazione alla cittadinanza conferma ed insegna quei valori che
una società reputa importanti, formando il cittadino a rispettarli e farli
propri, per divenire nel rispetto della convivenza e nella solidarietà, un
"adulto migliore"?
Nonostante il consenso
sull'importanza di questo insegnamento, l'educazione alla cittadinanza nella
scuola non si può dire "pienamente svolta", ma incontra anzi varie
difficoltà ed ostacoli. Ciò avviene sia quando si propone una versione
massimalista degli obiettivi di questa disciplina, secondo cui i destini di una
società sarebbero affidati quasi soltanto all'influenza della scuola, sia
quando ci si limita ad una visione più moderata, che affida all'istruzione solo
il compito di alfabetizzare le nuove generazioni nei diritti/doveri della
cittadinanza.
Caratteristiche attuali dell'educazione alla cittadinanza
L'educazione civica costituisce,
per molti motivi, una disciplina "a parte" nel panorama scolastico.
Essa si presenta sotto molti aspetti, in particolare in Italia, come una
disciplina "ambigua" per vari motivi. Quanto alla particolarità,
l'educazione alla cittadinanza si presenta come un intreccio tra aspetti
cognitivi, affettivi e motivazionali, tra conoscenza, valori e atteggiamenti.
Negli studi internazionali si sottolinea in questo senso la particolarità
dell'educazione alla cittadinanza e l'eccezione alla norma dell'obiettività
nella scuola costituita dai suoi programmi; dalle ricerche svolte in vari paesi
emerge cioè la grande importanza di inculcare non solo conoscenze ma anche
valori, come ad esempio la tolleranza, il rispetto, la solidarietà (2). Essa si
colloca inoltre, al confine tra la dimensione cognitiva e quella
affettivo-motivazionale, rappresentando, come sottolinea François Audigier, un
campo molto pertinente per studiare la relazione tra esperienza e saperi (3).
Un altro aspetto della
particolarità dell'educazione alla cittadinanza consiste nella dimensione di provvisorietà:
il suo statuto, infatti, rimane fino ad oggi sospeso. In molti paesi europei,
la storia dell'educazione civica rispecchia l'evoluzione avvenuta da un
progetto di coesione dell'unità nazionale ad una cittadinanza di tipo
"orizzontale" tra i membri della società, che si aggiunge al rapporto
"verticale" tra il cittadino e lo Stato. In Italia, dopo la seconda
guerra mondiale, l'educazione civica, considerata un antidoto al nazionalismo e
un avviamento alla democrazia, presenta in modo ricorrente i temi
dell'educazione alla responsabilità e il richiamo alla Costituzione come carta
comune dei cittadini. Esiste a questo proposito un'oscillazione, da parte di
amministratori, politici ed insegnanti, tra la scelta di farne materia a parte
oppure farla coincidere tout court con le finalità globali
dell'educazione scolastica. Nei progetti attuali di riforma dei cicli
scolastici non è prevista come materia a parte.
Infine, l'educazione alla
cittadinanza resta in molte classi irrimediabilmente marginale. Si parla
generalmente di "fallimento" dell'educazione alla cittadinanza, sia
per quanto riguarda la diffusione della violenza e della microcriminalità, sia
rispetto all'insufficiente senso della legalità e della coscienza
socio-politica dei giovani. La ricerca IEA del 1971 già mostrava che nessuno
dei paesi partecipanti all'indagine presentava alti livelli di successo nel
trasmettere valori civici. Negli Stati Uniti, i rapporti NAEP (National
Assessment of Educational Progress) hanno dato risultati contrastanti. Nel
1988, The Civics Report Card notava con "disappunto" che solo
la metà degli studenti della scuola superiore raggiungeva un livello di
competenza consistente nella comprensione della specifica struttura e
funzionamento del governo e solo il sei per cento ne aveva una conoscenza
dettagliata. A distanza di dieci anni, una seconda valutazione, non comparabile
con la prima, dava invece come risultato un settanta per cento di studenti (di
quarto, ottavo e dodicesimo grado) al livello di base, che presuppone la
conoscenza dei principi fondamentali della democrazia americana, della
Costituzione e della Dichiarazione d'indipendenza (NAEP 1998 Civics
Assessment). La ricerca riscontra anche alcuni fattori associati con le
prestazioni: l'uso di Internet in classe, le attività in piccoli gruppi, la
maggiore esperienza degli insegnanti e il servizio di volontariato svolto dagli
studenti.
Quali sono i motivi di tante
difficoltà? Le ambiguità dell'educazione alla cittadinanza non riguardano
soltanto la scuola, ma sono, più spesso, lo specchio delle condizioni sociali
esterne. Sono, infatti, numerosi i fenomeni sociali che hanno cambiato il volto
della cittadinanza classica nei paesi occidentali (ci si limiterà, nell'analisi
che segue, a quest'area, pur nella consapevolezza che vi sono situazioni
profondamente diverse in altre aree del mondo). Tra i fattori rilevati dagli
studi socio-politici vi sono l'indebolimento del legame sociale interno alla
nazione dovute alla svolta neo-liberista, le forti correnti migratorie dal nord
al sud del mondo e dall'est all'ovest in Europa che favoriscono tensioni negli
e tra gli stati, il fenomeno della globalizzazione che tende a mutare la
fisionomia del mondo, stabilendo nuovi tipi di rapporti oltre gli stati nazionali. Dopo la scomparsa dei blocchi, ci si trova
di fronte a un mondo frammentato, in cui i contesti più grandi si sono
sgretolati in più piccoli e che, per essere compreso, come scrive Geertz,
"va scoperto ed esplorato attraverso esempi, differenze, variazioni e
particolarità, un pezzo alla volta e un caso dopo l'altro" (4).
I problemi della globalizzazione
evidenziano una situazione a due facce: da una parte, disorientamento e
disgregazione che favoriscono neo-tribalismi e fenomeni di fondamentalismo, in
occidente come in oriente; dall'altra, un'accresciuta rete di comunicazioni che
ha reso il mondo infinitamente più piccolo.
Dopo il 1989, le relazioni internazionali sembrano aver dato più vigore
alla ricerca di un nuovo ordine mondiale dove, almeno apparentemente, ci sia
più spazio per le istanze di interdipendenza e di reciproca solidarietà. Anche
la crescita lenta ma costante dell'Unione Europea, proiettata oltre la
dimensione economica, verso un possibile assetto costituzionale, sembra
mostrare l'inevitabilità di nuove forme di cittadinanza sopranazionale in cui
istituzioni come l'ONU detengono un potere reale.
La rapidissima rivoluzione tecnologica nel campo dei mass media ha
trasformato tempi e modi della comunicazione, soprattutto attraverso la grande
rete di Internet che permette di raggiungere in tempi reali, senza barriere di
sorta, persone e luoghi. Vi è a questo proposito chi parla di "società
della comunicazione", considerando l'estensione quasi illimitata del
passaggio di informazioni come la caratteristica intrinseca della società
attuale; vi è invece chi considera tali fenomeni come un'infrastruttura tecnica
di cui si può fare un uso o un altro, ma che non hanno valore in se stessi. In
ogni caso, tale cambiamento di rapporti spaziali ha messo in crisi l'idea di
cittadinanza legata solo ad un luogo e sembra suggerire un modello in cui la
dimensione spaziale sostituirebbe quella territoriale. Internet è il più chiaro
esempio di nuova collettività creata in un cyber-spazio che non corrisponde a
un territorio fisico ma lo può inventare.
Un altro profondo cambiamento
risiede nel rapporto tra le generazioni e tra i sessi. Lo statuto del bambino,
della donna, dell'anziano ha subito cambiamenti di vario tipo. La
Convenzione Internazionale dei diritti del fanciullo del 1989, ad esempio,
costituisce da un lato il traguardo più avanzato di difesa del bambino;
dall'altro, però, ha messo in luce le due dimensioni, apparentemente
contraddittorie, con cui si guarda all'infanzia: la protezione e la richiesta
di una sua maggiore partecipazione alle scelte che la società opera nei suoi
confronti. La Convenzione, in altre parole, esprime le due anime della società
nei confronti del bambino: la prima, secondo cui bisogna proteggere il minore
(bambino e adolescente) in quanto persona debole e vulnerabile, e la seconda,
per cui occorre considerarlo capace di responsabilità e di esercizio dei propri
diritti. Le due diverse concezioni tendono a contrapporsi, mentre la
prospettiva educativa indica come strada l'equilibrio e la conciliazione tra
emancipazione e protezione.
Non solo il bambino stenta a
trovare una sua cittadinanza, ma anche l'anziano che, paradossalmente, ha visto
ridotti, anziché aumentati, i suoi spazi nella società moderna. La terza età,
esclusa dalla produzione attiva, conserva difficilmente il ruolo autorevole
tipico delle società tradizionali, tranne per quanto riguarda il
"potere" di consumare; mentre la popolazione invecchia, solo
l'anziano "giovane" mantiene il suo posto sociale. Per gli altri,
l'emarginazione è inevitabile.
Un'educazione alla cittadinanza multidimensionale
Alla molteplicità di implicazioni
e trasformazioni di ordine sociale,
culturale, economico, brevemente sintetizzate, corrisponde una complessità
e multidimensionalità del concetto
stesso di cittadinanza. Essere
cittadini significa adempiere ai propri
doveri elettorali, partecipare attivamente alla gestione delle problematiche
territoriali, conoscere la legislazione del proprio paese, o esprimere un senso
di identità nazionale? I comportamenti civici attengono maggiormente alla sfera
privata o a quella pubblica? Quale relazione si crea tra diritti e doveri
all'interno della società delle cittadinanze al plurale?
A seconda dei punti di vista e
delle categorie utilizzate, troveremo uno o più di questi livelli, trattati
singolarmente o, più spesso, sovrapposti, creando un fenomeno di
intraducibilità e giustapposizione incoerente di tali concetti nella pratica
educativa quotidiana.
Una concezione che rispetti tale
complessità, accresciuta dai cambiamenti globali in corso, deve prendere in
considerazione, invece, tutti i livelli, all'interno di un sistema
concettuale coerente, al fine di sviluppare un modello delle componenti della
cittadinanza. Le ricerche internazionali più recenti hanno creato nuovo
interesse per questo tema, sviluppando vari modelli integrati che non
necessariamente fanno riferimento ad una specifica teoria sociologica o
politica della cittadinanza.
Ad esempio, la proposta di France Gagnon e Michel Pagé di quadro
concettuale della cittadinanza elaborato nell'ambito dell'International
Comparative Research Group presenta un quadro concettuale, cioè uno
strumento descrittivo che analizza e suddivide il concetto complesso di cittadinanza
(5). Il quadro di Gagnon e Pagé
presenta quattro macro-concetti su due assi, al cui centro vi è quello di
cittadinanza. Sull'asse verticale dell'IDENTITA' si trovano, ai due
poli, i macro-concetti della identità nazionale e delle appartenenze sociali, culturali e
sovranazionali; su quello orizzontale dell'UGUAGLIANZA si trovano invece i
poli del regime effettivi dei diritti e della partecipazione politica e civile. I singoli elementi non
possono essere considerati isolatamente, ma in stretto legame fra loro;
inoltre, ciascun macro-concetto comprende al suo interno altri livelli, che
contribuiscono a chiarirne il senso.
Sull'asse verticale, in alto, si trova l'identità nazionale,
insieme di caratteristiche riferite all'identità collettiva di una comunità
politica, che tutti i cittadini sono invitati a condividere; sulla stessa linea
verticale, in basso, le appartenenze sociali, culturali e sovranazionali
cui i cittadini fanno riferimento. L'asse orizzontale è costituito, a sinistra,
dal regime effettivo dei diritti, che intende assicurare l'uguaglianza
dei cittadini all'interno di una società; a destra, dalla partecipazione
politica e civile, insieme di azioni, competenze e disposizioni con cui il
cittadino manifesta il suo impegni al governo della società.
Osservando che l'educazione
alla cittadinanza del 21 secolo esige "un approccio più olistico,
caratterizzato da comprensività e consistenza in ampiezza e profondità",
anche Cogan e Derricott formulano un modello di cittadinanza multidimensionale
intorno a obiettivi educativi quali:
- approccio ai problemi in qualità di membri di una società globale;
- assunzione di responsabilità;
- comprensione e apprezzamento delle differenze culturali;
- pensiero critico;
- disponibilità alla soluzione non violenta dei conflitti;
- cambiamento di stile di vita per la difesa dell'ambiente;
- sensibilità verso la difesa dei diritti umani;
- partecipazione politica a livello locale, nazionale e internazionale (6).
Il progetto educativo adatto a potenziare tali attitudini dovrà, secondo i
ricercatori, svilupparsi a quattro livelli: personale, modificando i
comportamenti di vita; sociale, in quanto impegno nella vita pubblica; spaziale,
considerando l'interdipendenza e temporale, che include progetti per il
futuro. Tra i fini dei curricoli scolastici interdisciplinari si trova, in
questa prospettiva, la creazione di una "cultura civica globale" (7).
Il modello di Cogan e Derricott,
a partire da una visione della cittadinanza a livello mondiale, può essere
definito olistico. I ricercatori propongono, infatti, una trasversalità
su vari piani: nella determinazione di diverse dimensioni della cittadinanza,
nell'integrazione tra livello cognitivo e comportamentale, e infine nella considerazione delle categorie dello spazio e del tempo.
Tale proposta può essere accostata a curricoli analoghi - come il progetto
svizzero Objectifs d'apprentissage pour un seul monde - che hanno per
obiettivo lo sviluppo delle attitudini a percepire l'unità della società umana,
i rapporti globali, incoraggiando la facoltà di farsi un'opinione e prendere
decisioni in quanto membri della società globale (8). Le disposizioni atte a creare una coscienza di appartenenza alla
società globale, secondo questo tipo di progetto, saranno:
- l'alunno considera sé e gli altri come membri di una sola specie, i cui
rappresentanti hanno in comune dati biologici, psicologici e culturali;
- l'alunno considera sé e gli altri facenti parte della biosfera;
- l'alunno prende coscienza che tutti partecipano al sistema sociale e
culturale del mondo;
- l'alunno prende coscienza che tutti (singoli e gruppi) sono allo stesso
tempo "eredi" e "veicoli" di una cultura, creditori e
debitori della "banca globale" del mondo;
- l'alunno prende coscienza che gli uomini hanno percezioni, opinioni e
comportamenti differenti, che esistono diversi punti di vista etc., cercando di
individuare gli apporti specifici della propria e delle altrui culture.
In campo internazionale, vari
autori che si sono occupati di questo tema, hanno messo in evidenza la
necessità di una visione inclusiva dell'educazione alla cittadinanza, oltre la
nazione e la visione monoculturale di essa (9). James Lynch, ad esempio,
definisce tre livelli di cittadinanza (locale, nazionale, internazionale),
identificandoli in quattro distinti campi: sociale, culturale, ambientale ed
economico (10). Questi esempi
portati brevemente in rassegna - ed altri si potrebbero aggiungere - confermano
la tendenza a concepire l'educazione alla cittadinanza del futuro secondo una
prospettiva ampia ed inclusiva, che associ agli obiettivi riferiti alla
identità nazionale ed alla conoscenza dell'organizzazione
politico-istituzionale di un paese, le finalità di apprendere a vivere insieme
nella diversità, dotando le nuove generazioni degli strumenti per affrontare la
complessità a livello personale, sociale, culturale, politico, economico,
ambientale.
Obiettivi e disposizioni
Per quanto riguarda il problema
dell'identità, minacciata nella società attuale dall'indebolimento del
legame sociale, un progetto di curricolo deve comprendere alcuni elementi
"tradizionali" dell'educazione alla cittadinanza: conoscenza della
cultura civica, trasmissione e comunicazione della lingua nazionale, accettazione
delle norme costituzionali ed istituzionali del paese, patrimonio culturale (storia, simboli,
miti). Come si è detto, uno dei fattori di crisi dell'idea di nazione consiste
nell'impatto di elementi erosivi e conflittuali sull'identità culturale di un
paese. In realtà, l'entrata in un paese di altre culture rappresentate dalla
convivenza di persone immigrate, non costituisce necessariamente il fattore di
crisi esterno più significativo. La moltiplicazione delle appartenenze
è, infatti, una strada percorribile sia sul piano culturale che socio-politico,
come vari paesi multiculturali hanno mostrato. Occorre invece guardare con più
preoccupazione alla minore o maggiore capacità del veicolo di trasmissione
della cultura nazionale - e quindi dell'identità - presentata dal sistema
educativo centrale. Se è vero, come sostiene Gellner che "è la cultura,
non la comunità che detta le norme più profonde", è necessario guardare ai
problemi dell'accesso e della fruizione della cultura comune da parte di tutti
i cittadini nella scuola (11) come premessa e condizione di un'identità e di
una cultura civica comuni, capaci di integrare le differenze.
L'obiettivo di inclusione riguarda
invece il rafforzamento del legame sociale a livello dell'uguaglianza dei
cittadini. L'io accanto al noi non è un ideale impossibile, anzi
rappresenta la scelta necessaria di un mondo interdipendente. Certo, la
correzione del liberalismo attraverso una maggiore attenzione per gli interessi di uguaglianza e giustizia
- individuata come "terza via" della modernità - non è stata ancora
trovata. Chi crede che esista suggerisce la possibilità di coniugare, nella
cittadinanza, libertà positive e negative, mobilità individuale e
responsabilità sociale. Una condizione necessaria è però la rinuncia alle ideologie,
accettando di praticare strade diverse da quelle della radicalizzazione
politica. L'educazione può quindi agire in tal senso, verso il potenziamento
della società civile e di tutte le forme di associazione e di solidarietà,
favorendo l'impegno civico, soprattutto se libero e volontario. Può altresì
contribuire a ridurre il peso della dimensione economica conducendo a leggere
il legame sociale fuori dalle leggi del mercato, facendo emergere il
cittadino dietro il consumatore.
Ciò significa educare alla
cittadinanza come codice di vita "orizzontale", che ponga in primo
luogo l'inclusione dell'altro dentro l'ordine della società. Ancora, presuppone
una capacità di riconoscimento della dignità umana a tutti i livelli. Operare
inclusione anziché esclusione significa considerare i bisogni e diritti di ogni
essere umano, sia a livello della convivenza più prossima, sia dei più lontani,
considerando come destino di una società aperta non la separazione ma la
coabitazione. Al rapporto verticale con lo Stato, tipico di una educazione
civica di tipo istituzionale, va affiancato un rapporto orizzontale di
riconoscimento degli altri, una relazione "da cittadino a cittadino che si
radica nel fatto di riconoscere a ciascuno un posto nella comunità" (12).
La partecipazione, ancora,
costituisce un obiettivo fondamentale dell'educazione alla cittadinanza. Le
conquiste dell'individualismo moderno hanno creato persone che apprezzano
l'autenticità personale, desiderose di autonomia e di emancipazione, idee
conquistate nelle dinamiche dei processi socio-politici, che hanno modificato
profondamente anche il volto dei rapporti interpersonali e familiari. Dopo il
'68, il concetto di autorità è diventato più fragile, e più difficile accettare
una morale eteronoma; anche l'educazione civica, le regole, il concetto di
autorità, come ha notato Claudine Leleux, sono stati sospettati e screditati,
lasciando il passo ad un "privatismo civico", senza che del '68 si
salvasse la spinta utopica, collettiva e di responsabilità sociale come forza
di trasformazione (13). Sarebbe
anacronistico dare al cittadino autonomo di oggi un' istruzione-formazione
guidata dall'esterno, centrata solo sulla conoscenza di regole e processi della
vita sociale e politica a cui dovrebbe uniformarsi. In una società pluralista,
il "cittadino docile"
finirebbe con l'effettuare - come peraltro già avviene - un'
interiorizzazione acritica di quanto proposto da persuasori manifesti od
occulti (14). Più che da progetti politici di stampo autoritario, il cittadino
occidentale di oggi è esposto all'indottrinamento dei mezzi di comunicazione e
del potere del mercato. Concepire
un'educazione civica fondata sull'adesione alle norme significherebbe, di
conseguenza, lasciare che l'identità prevalente divenga quella del consumatore,
passivo fruitore di beni, senza possibilità di fornire apporti di natura
critica.
D'altra parte, questa coscienza
era già chiara ai pedagogisti e legislatori del dopoguerra, tesi a creare un
progetto di reale educazione alla cittadinanza responsabile. Appare evidente,
tuttavia, la differenza con il periodo degli anni '50 e '60,
caratterizzato anch'esso da una forte spinta al rinnovamento dell'educazione civica.
Anche in quegli anni, infatti, la domanda di civismo si esprimeva nella formazione
di un cittadino responsabile di fronte alla dis-educazione indotta dai
regimi totalitari; l'esigenza di cittadinanza prendeva però la forma di un rinvigorito rapporto con lo Stato
democratico e con le sue istituzioni. Gli ultimi decenni del XX secolo - e in prospettiva del XXI - senza che
il problema dell'educazione alla democrazia possa dirsi risolto, vedono
invece prevalentemente la diffusione di un civismo fondato sull'autonomia
personale, il valore dell'individuo, i legami orizzontali.
La nuova cittadinanza, più
individualistica e post-convenzionale, reclama un'educazione civica che possa
fornire strumenti per intervenire personalmente, deliberare e esercitare una
funzione critica; non potrà limitarsi ad informare il futuro cittadino sui suoi
doveri, ma, unita al giudizio morale, come scrive Leleux, "dovrà metterli
in una situazione di apprendimento riflessivo della decisione intorno alle cose
pubbliche" (15). Le capacità critiche e argomentative potranno sostenere
il progetto di partecipazione, attuandosi soprattutto, come si vedrà più
avanti, nella forma della discussione. Ciò si rende necessario, in modo
particolare, rispetto alla decifrazione dei messaggi dei media e delle loro
manipolazioni, cui i cittadini, non di rado privi di strumenti valutativi, sono
sottoposti.
Al centro di un progetto di
educazione alla cittadinanza, accanto alla
trasmissione di senso critico, razionalità e capacità di gestire la
complessità, si trova soprattutto
l'assunzione del problema dell'appartenenza, o meglio delle appartenenze,
molteplici, pluralistiche, e non esclusive. La domanda fondamentale a questo
proposito, secondo Paul Ricoeur, riguarda quali siano le appartenenze, gli
ordinamenti e i luoghi di riconoscimento dei cittadini, perché vi sia una
rappresentazione politica di tali luoghi di riconoscimento sociale e civile
(16). Il riconoscimento, infatti, implica reciprocità e ricomposizione
all'interno di tutte le diverse sfere della vita, e non di una soltanto. A questo proposito, Jean-Marc Ferry ha
definito "ordini di riconoscimento" i differenti luoghi in cui si
costruisce l'identità di una persona: famiglia, società civile, chiese, stato.
Tali sfere, va ribadito, sono sovrapponibili (e, di fatto, lo sono per la
maggior parte delle persone). L'indebolimento del legame sociale, il
multiculturalismo o la crisi della nazione pongono la sfida di lasciare a ogni
ordine di riconoscimento e ad ogni sfera la sua validità e il suo ruolo nella
vita di un individuo o di un gruppo.
L'educazione alla coesione
sociale diviene, nella società attuale, un obiettivo associato e complementare
dell'autonomia e dell'emancipazione, "correggendo" sia
l'individualismo, sia i particolarismi. La cittadinanza chiede un lavoro
dinamico di memoria e di integrazione in una storia; comporta un progetto di
inclusione dei nuovi arrivati (in senso generazionale, etnico, sociale); fonda
il riconoscimento degli altri in una interdipendenza reciproca.
Il tema del multiculturalismo
sarà, in particolare, uno dei banchi di prova della nuova cittadinanza.
Attraverso la competenza civica trasmessa nel processo formativo è possibile,
infatti, vivere la tensione tra universalismo e particolarismo; uno dei compiti
educativi più importanti diviene, nella prospettiva di un nuovo modello di
cittadinanza, insegnare a vivere la complessità, superando e ricomponendo
l'antitesi tra la nazione come eredità e come volontà. Si tratta
della necessità di un'appartenenza che sia forte anche sul piano
emotivo-affettivo; un tale senso di identità
oggi non è ancora garantito dal livello
sopranazionale (chi sarebbe disposto a dare la vita per l'Unione europea?) e la
distinzione tra nazione giuridica e etnica potrebbe raffreddarlo del tutto. Ciò
non significa, però, rinunciare ad un progetto transnazionale che ha le sue
radici in un ideale cosmopolitico. Anzi, il percorso verso l'identità di
"cittadini del mondo" passa attraverso l'integrazione delle
appartenenze, non la loro sottrazione. Un compito del genere comporta di
sottoporre a critica quegli elementi naturalistici e irrazionali che
considerano fondante solo il legame familiare o etnico, aggiungendo al
contrario tonalità affettive "calde"
a progetti che travalicano il cerchio dell'identità locale e nazionale.
Anche la mondialità ha una storia, una memoria ed un significato per cui vale
la pena vivere.
Le tematiche della nazione e della
mondialità in un'epoca di globalizzazione aprono, in sintesi, una prospettiva
nuova all'educazione alla cittadinanza, in un diverso rapporto con l'educazione
interculturale. Rinunciare all'identità nazionale - ammesso che sia possibile -
non contribuirebbe certo a risolvere le problematiche della convivenza
multietnica, ma potrebbe, al contrario, esasperare le tendenze ai radicalismi e
al fondamentalismo. Si tratta piuttosto di formare ad un'identità capace di
affrontare il pluralismo senza paura dell'altro. In questa direzione si colloca
anche il tema della cittadinanza europea, sfera di appartenenza che non sottrae
nulla a quella nazionale.
Vivere oggi nella società complessa
comporta l'esigenza di affrontare la tensione positiva e dinamica tra istanze
dell'universalismo e esigenze del particolarismo. La chiusura difensiva nella
propria identità culturale o etnica rischia di limitare le risorse della
persona e della società stessa se non si apprende lo scambio e il dialogo.
Un'identità collettiva complessa che supera i particolarismi significa, nella
vita di una società, risorsa e non limite (17).
Una pluralità di
curricoli
Risulta evidente la difficoltà di soddisfare
tale pluralità di obiettivi con un solo modello di educazione alla
cittadinanza. Si rende necessario, invece, utilizzare strumenti concettuali
adatti alla lettura della complessità, mirando alla contestualizzazione della
formazione e dei curricoli scolastici ad essa relativi nella concreta
situazione storico-politica di ogni paese.
Le discipline scolastiche sono state
definite da Jerome Bruner come "un
modo di pensare certi fenomeni". Dare un ordine, una struttura ad una materia
costituisce, secondo lo psicologo americano, uno dei mezzi principali per
operare una mediazione culturale ed organizzare la conoscenza umana (18).
L'insegnamento di una disciplina come corpo organico di concetti rappresenta
l'unico modo, nella visione dello strutturalismo didattico di Bruner, per
evitare confusioni e favorire l'apprendimento. Quest'ultimo, infatti, si basa
sulla comprensione della natura generale, "fondamentale" dei
fenomeni. Tale comprensione non solo permette il transfert di conoscenze, ma
facilita la memorizzazione e la continuità di apprendimento.
Occorre chiedersi se, servendosi di questi
criteri, l'educazione alla cittadinanza possa essere considerata una disciplina
dotata di un proprio e specifico codice concettuale, al pari di altre, come la
matematica o la storia. Se si concentra l'attenzione sulla caratterizzazione
dell'educazione alla cittadinanza come disciplina, la risposta sarà negativa;
attraverso la formalizzazione dell'insegnamento, infatti, si è imposto l'approccio
scientifico in senso moderno che segue le regole dell'osservazione, del
controllo rigoroso dei dati, valutazione e così via (19). L'educazione civica,
così come viene attualmente insegnata nelle scuole, non soddisfa questi criteri
per due motivi principali: presenta una pluralità di approcci spesso
sovrapposti (ora centrati sulla struttura interna della società e la sua
codificazione, ora sui ruoli sociali, ora sulla funzione della politica) e
lascia irrisolto il rapporto tra dimensione soggettiva ed oggettiva della
cittadinanza, tra valori e conoscenze. In questa sede non è possibile trattare
questo secondo problema, riguardante l'educazione alla cittadinanza come
crocevia dell'educazione morale e sociale, di aspetti emotivo/affettivi e
cognitivi, conoscenze ed atteggiamenti. Si vuole ora mettere in luce,
relativamente al primo ostacolo, che raramente i vari approcci raccolti
nell'unico ambito dell'educazione alla cittadinanza, vengono connessi
organicamente, attraverso una corretta logica processuale. Più spesso, i vari
nuclei tematici vengono sovrapposti nel curricolo, in una visione cumulativa
secondo cui tutto ciò che attiene alla vita sociale e civica trova posto,
secondo un ordine a volte anche casuale.
L'elaborazione di un curricolo di educazione
alla cittadinanza, in conseguenza di quanto detto finora, troverebbe vantaggio
da queste caratteristiche:
- contestualizzazione
e storicizzazione del curricolo, relativamente alle situazioni di utilizzo.
L'insuccesso dei curricoli di educazione alla cittadinanza, infatti, trova una
ragione anche nella intrinseca difficoltà di concepire programmi non sempre
pertinenti rispetto alla situazione storica, sociale e politica in cui devono
essere applicati. Tali osservazioni possono essere effettuate anche nei confronti
del curricolo nazionale stesso e della promozione dell'autonomia scolastica.
Infatti, le critiche mosse sul piano giuridico, politico e pedagogico
sottolineano quanto i programmi nazionali, destinati a contesti diversi,
rischino di essere inefficaci, inattuali ed astratti. Con ciò non si esclude
l'intervento del centro nella determinazione dei compiti della periferia
scolastica, ma si esige la chiarificazione delle funzioni dei piani di studi
generali e delle relative competenze;
- modello processuale (cioè basato su
principi procedurali) anziché su comportamenti attesi o obiettivi da
raggiungere. Alcuni autori, come
Stenhouse, cercando un'alternativa al modello di costruzione di un curricolo
basato sul modello mezzi-fini o su obiettivi comportamentali, individuano la
scelta di conoscenze apprezzabili e degne di per sé di essere trasmesse. Il
processo di apprendimento si sviluppa così intorno allo sviluppo di
comprensione critica, giudizio, discussione, indagine. I modelli centrati sui
processi, essenzialmente di tipo critico, poggiano sulle capacità di giudizio e
favoriscono la comprensione e lo sviluppo di criteri per giungere
all'apprendimento; in questo senso costituiscono un'opzione utile per
l'insegnamento dell'educazione civica;
- articolazione
flessibile intorno a uno o più nuclei tematici fondamentali. Per quanto
riguarda l'educazione alla cittadinanza, si rende necessario un paziente lavoro
di "districamento", come quello che segue, per individuare vari nuclei
tematici o centri di interesse intorno a cui viene
"pensata" e praticata attualmente l'educazione civica. Se si effettua
un lavoro di raccolta ed analisi delle diverse modalità con cui la materia
viene presentata nei diversi curricoli proposti dagli studi sull'argomento o già
sperimentati nello scuole, si osserverà, infatti, che l'educazione civica non è
stata codificata definitivamente in una sola struttura concettuale, ma ne
presenta molte. In questo caso il problema non consiste nella mancanza di una
struttura interna della disciplina, ma, piuttosto, nella moltiplicazione di
esse.
La presa d'atto di una grande varietà di
proposte didattico-pedagogiche, non sempre fino ad oggi strutturate e
articolate secondo l'immagine bruneriana della disciplina, non deve far
rinunciare a rintracciarne l'ossatura concettuale. Esiste, anzi, la necessità
di compiere un lavoro di ricerca in tal senso; tuttavia, occorre partire dalla
positiva presenza di una pluralità di approcci, più o meno organici, da
storicizzare e contestualizzare per rintracciarne ragioni, procedure ed obiettivi.
Allo scopo di offrire materiali concettuali
e didattici per costruire curricoli contestualizzati, privilegiando la logica
procedurale, è utile fornire un sintetico inventario delle diverse tipologie
dei curricoli di educazione civica, esaminando l'articolazione interna della
disciplina e i differenti approcci con cui viene insegnata. A partire
dall'analisi della pluralità di strutture disciplinari e finalità
dell'educazione civica, infatti, si potrà ricomporre la grande varietà di
"punti di vista" attraverso cui viene realizzata nelle istituzioni
educative.
Tale varietà non costituisce uno
svantaggio, ma una chance da utilizzare nella costruzione di curricoli aperti
al sapere e allo stesso tempo attenti al contesto storico-sociale. Un programma
di educazione civica conterrà, infatti, aspetti "universali" ma anche
altri, adatti al tipo di società che li esprime. In questo senso, la
possibilità di scelta permette agli insegnanti, nel quadro dell'autonomia scolastica,
di costruire curricoli adeguati al contesto, ed ai bisogni cui si vuole
rispondere.
Le ricerche
internazionali
In molte ricerche internazionali sui
curricoli viene sottolineata la diversità di definizioni date all'educazione
alla cittadinanza. Negli anni '70, ad esempio, una ricerca IEA guidata da
Judith Torney-Purta su circa 30.000 studenti di dieci paesi, giungeva a
conclusioni piuttosto pessimiste, reputando giustificata solo in parte la
"grande fede" riposta nell'educazione civica, visto l'impatto modesto
della scuola sui comportamenti e le scelte delle persone. Constatava inoltre,
nei curricoli dei paesi presi in esame, la presenza sia di contenuti cognitivi,
che affettivi e comportamentali (20). E' in corso attualmente la seconda indagine
IEA sulla civic education (1994-2000) in 32 paesi, intorno a quattro temi:
Democrazia, Identità nazionale, Coesione sociale e diversità, Economia, media e
ambiente.
Per quanto riguarda
i contenuti cognitivi, si riscontravano nella ricerca degli anni '70 le
seguenti tematiche:
- Struttura
costituzionale
- significato di
concetti relativi alla cittadinanza quali
patriottismo, autorità
- sviluppo storico
del paese
- struttura del
governo, organizzazione, istituzioni
- processi politici
inclusi elezioni, partiti e votazioni
- potere
legislativo, esecutivo e giudiziario
- burocrazia
- affari esteri e
organizzazioni internazionali
- governo ed
economia, sistema fiscale
- governo e servizi
sociali, (welfare)
- comunicazione e
mass media
- scienze sociali e
metodi di problem solving
- interdipendenza
I contenuti affettivi presenti,
invece, erano i seguenti:
- Comprendere
diritti e doveri: rispetto per gli altri,
tolleranza, lealtà, rispetto della legge
- sostegno alla
vita democratica (fede nella libertà individuale,
diritto di dissentire, diritto di votare
- interdipendenza
mondiale
- rispetto di
tradizioni nazionali senza etnocentrismi
- rispetto per
diversità morale e religiosa
- interesse per gli
eventi contemporanei
Infine, quanto agli atteggiamenti, i
contenuti riscontrati nei programmi di educazione alla cittadinanza risultavano
essere:
- disponibilità a
obbedire alle leggi, pagare le tasse
- partecipare alle
decisioni collettive
- praticare la
tolleranza
- dimostrare
pensiero logico e critico nel risolvere i problemi
- leggere giornali
e mass media
Dalle ricerche di
Gross e Dynneson risultano invece presenti nei curricoli americani, da loro
esaminati, otto approcci:
1. cittadinanza
intesa come persuasione, socializzazione e
trasmissione delle norme
2. studio di eventi
e temi contemporanei
3. studio di storia
(americana), geografia, civics e scienze
sociali
4. cittadinanza
come partecipazione civica
5. cittadinanza
come pensiero scientifico
6. conoscenza della
giurisprudenza
7. sviluppo
umanistico della persona
8. preparazione
alla interdipendenza globale
(21).
Negli studi di
Newmann, presi come termine di confronto da Gross e Dynneson, comparivano altri
otto approcci:
1. approccio
disciplinare (insegnamento di storia, geografia,
etc.
2 educazione alla legalità
3 problemi sociali (guerra/pace, società
americana)
4. critical thinking e decision-making
5. chiarificazione di valori
6. sviluppo morale (teoria degli stadi di Kohlberg)
7. partecipazione dei giovani alla vita della comunità
8 riforma istituzionale della
scuola come ambiente democratico
(22).
Da un confronto tra le due liste, Gross e Dynneson concludono individuando,
insieme ad altri posti in posizione secondaria, un nucleo comune
composto dall'insegnamento di discipline accademiche, dall'approccio giuridico
o legale- politico, critical thinking, partecipazione e azione.
Le liste composte dai ricercatori
americani risultano essere molto interessanti per la finalità di individuare la
pluralità di curricoli esistenti nella grande "famiglia"
dell'educazione alla cittadinanza, anche se i criteri utilizzati sono di
diverso livello (alcuni riguardano il profilo dei contenuti, altri degli
atteggiamenti, altri ancora delle funzioni cognitive).
Gli approcci nella scuola media
italiana
Pur presentando, in generale,
varie particolarità rispetto alla situazione americana, lo sviluppo
dell'educazione alla cittadinanza in Europa presenta analoghi caratteri, per
quanto riguarda i nuclei tematici affrontati dagli insegnanti sotto l'etichetta
di "educazione civica" o "educazione alla cittadinanza".
Svolgendo, ad esempio, un'analisi di tali nuclei nei curricoli italiani della
scuola media, è possibile proporre una serie di almeno otto approcci presenti nei
curricoli di educazione civica, aventi al centro uno o più elementi tra i
seguenti:
1. Costituzione (evoluzione storica e comprensione dei concetti scaturiti
dalla carta costituzionale)
2. Sviluppo del pensiero critico (comprensione e capacità d analisi intorno
ai concetti socio-civico-politici)
3. Educazione morale/umanistica (educazione ai valori morali della
convivenza sociale e civile)
4. Conoscenze geo-storiche e problemi sociali
5. Educazione alla legalità, iniziazione giuridica al diritto/economia
6. Conoscenza, comprensione e rispetto dei diritti umani
7. Esperienza civica nell'ambiente scolastico, partecipazione
8. Educazione alla cittadinanza
multiculturale
Non tutti questi approcci
presentano chiaramente la loro genesi, evoluzione e struttura concettuale.
Alcuni derivano da una consolidata tradizione pedagogica, altri da esigenze
della realtà socio-politica attuale. In generale, possono essere collocati su
due versanti.
Sul versante
storico-politico-istituzionale, un curricolo imperniato sulla storia della
Costituzione avrà un duplice significato: da un lato esalterà l'autonomia e la
dignità dei singoli cittadini; dall'altro, esso sottolinea e rafforza
l'identità nazionale, indicando i valori condivisi. Un curricolo costruito,
invece, intorno al diritto, potrà avere un significato "difensivo"
mirante a far rispettare le regole e ridurre le trasgressioni, soprattutto in
situazioni di disordine sociale, oppure prevedere l'inserimento di un programma
di conoscenza dei concetti giuridici che prenda a carico la "dimensione
etica del diritto" (23).
Partire dai diritti umani
rappresenta, ancora, la scelta di una scuola che vuole dare spazio ad un'idea
paradigmatica del mondo moderno, e cioè la difesa della persona nella sua
particolarità irripetibile, mettendo allo stesso tempo al centro la ricerca di
giustizia, coinvolgendo alunni e studenti nelle violazioni dei diritti
dell'uomo, della donna, del bambino.
La scelta della storia indica
invece la volontà di ricostruire l'evoluzione del "patto" di convivenza
tra gli uomini di ogni tempo, nelle sue varie componenti: sociali, giuridiche,
istituzionali. Centrare il curricolo sulla problematica della multiculturalità
significa, infine, preparare gli studenti alla cittadinanza pluralistica del
futuro.
Sul versante degli apprendimenti
soggettivi, a livello cognitivo-affettivo-morale, l'educazione ai valori
porrà al centro dell'attenzione il fondamento etico della relazionalità umana,
mentre quella allo spirito critico darà voce alla necessità di difendere le
nuove generazioni dall'esclusione e dalle manipolazioni dell'informazione e dei
mass media. Infine, l'insegnante che impernia il curricolo sul ruolo educativo
dell'ambiente scolastico, il clima della classe, le regole e la partecipazione
gli alunni, applicherà un modello non analogico ma realistico di
costruzione della cittadinanza (24). Occorre però aggiungere che non sempre le
scelte della scuola vengono operate e pensate con totale intenzionalità; a
volte, invece, il tracciato del curricolo segue il libro di testo, o si fa
guidare dagli eventi contemporanei, o ancora assume caratteri di
estemporaneità. Esiste una varietà di proposte per organizzare concettualmente
l'educazione civica secondo la struttura di altre materie "forti"
come storia, diritto, economia, sociologia. Gli insegnanti in particolare,
tendono a considerare la storia, il diritto e la sociologia come i campi del
sapere cui l'educazione civica è più connessa. In questo senso, gli insegnanti
confermano la situazione attuale della scuola italiana, in cui la storia e il
diritto costituiscono i "contenitori" concettuali dell'educazione
civica. Diversa è però la situazione riguardo agli obiettivi da loro prescelti.
Intervistati su tali approcci, gli insegnanti hanno dato come principale
obiettivo dell'educazione alla cittadinanza lo sviluppo del pensiero critico,
seguito dall'educazione morale/ai valori e dall'educazione alla legalità
Da cosa dipende la scelta di uno
o più approcci? I programmi in vigore contemplano, in misura diversa, tutti
questi piani; indicazioni ufficiali
hanno invitato le scuole a trattare le tematiche interculturali e sui diritti
umani. I manuali scolastici trattano, generalmente, quasi tutti gli approcci
indicati, ed altri ancora.
Inoltre, la scelta di una caratterizzazione
più precisa dipende dal momento storico e dalla cultura civica del paese nelle
diverse fasi. In Italia, ad esempio, il conflitto politico dei primi anni '90
ha indotto a reclamare una rinnovata attenzione al patto costituzionale,
sentito come l'esigenza di una maggiore
coesione sociale in un momento di disgregazione; fenomeni come la reazione alla
corruzione politica o la mafia hanno contribuito a creare un filone di studi,
pubblicazioni e sperimentazioni educative di "educazione alla legalità",
e così via. In generale, sono i più ampi movimenti sociali a influenzare la
scuola (individualismo e processo di autonomia del singolo a partire dalla
cultura del '68, concezione della cittadinanza di tipo partecipativo,
multiculturalismo). Non si tratta tuttavia soltanto di come la scuola è
influenzata dagli eventi sociali, riproducendone conflitti o obiettivi, ma
anche della libertà e creatività della scuola di poter proporre progetti di
cambiamento sociale. Un curricolo rinnovato e contestualizzato di educazione
alla cittadinanza in prospettiva multidimensionale è la sola strada per
rispondere alla domanda di democrazia delle nostre società.
(1) Bruner J., The Process of Education,
Harvard University P, Cambridge 1961, p.75
(2) Torney J.V., Oppenheim A.N., Farnen R.F., Civic
Education in Ten Countries. An empirical Study, Almqvist & Wiksell
International, Stockholm, 1975, p.322
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Recherche Pédagogique, Paris 1999, p.90
(4) Geertz C., Welt in Stucken. Kultur und Politik am Ende des 20.
Jahrunderts, Wien, Passagen Verlag, 1996
(5) Gagnon F., Pagé M., Cadre conceptuel d'analyse de la citoyenneté
dans les démocraties libérales. Volume I: Cadre conceptuel et analyse,
Recherche et analyse stratégiques (R.A.S.) Ministère du Patrimoine canadien,
Montreal, mai 1999
(6) Cogan J.J., Derricott R. (ed.), Citizenship for
the 21st Century. An International Perspective on Education, Kogan Page,
London 1998, pp.116-117
(7) Cogan J.J., Derricott R. (ed.), Citizenship for
the 21st Century, ¼ précité, p.137
(8) Forum Ecole pour un seul monde, Objectifs d'apprentissage pour un
seul monde (4 édition), Jona, 1993
(9) Osler A., Rathenow H-F., Starkey H., Teaching
for Citizenship in Europe, Trentham Books, London 1995
(10) Lynch J., Multicultural Education in a Global
Society, The Falmer Press, Bristol, 1989, pp.22-23.
(11) Gellner E., Nations and nationalism, Basil
Blackwell Ltd, England, 1983
(12) Roman J., La démocratie des individus, Calmann-Lévy, Paris
1998, pp.174-195
(13 Leleux C., Repenser l'éducation "civique". Autonomie,
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(14) Perrenoud P., Apprentissage de la citoyenneté. . . des bonnes
intentions au curriculum caché. Former les professeurs, oui, mais à quoi?,
in Gracia J-C.(dir), Education, citoyenneté, territoire, Actes du
Séminaire national de l'enesignement agricole, Toulouse, ENFA, 1997, pp.32-54
(15) Leleux C., Repenser l'éducation "civique", ¼ précité, p.24
(16) Ricoeur P., La critique et la conviction, Calmann-Lévy, Paris
1995
(17) Pagé M., Citoyenneté et pluralisme des valeurs, in Gagnon F.,
Mc Andrew M., Pagé M., (dir), Pluralisme, citoyenneté, éducation, Harmattan,,
Montréal, 1996, pp.165-188
(18) Bruner J., The Relevance of Education,
W.W. Norton & Company, New York 1971
(19) Damiano E., L'azione didattica. Per una teoria dell'insegnamento,
Armando editore, Roma 1993
(20) Torney J.V., Oppenheim A.N., Farnen R.F., Civic
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(21) Gross R.E., Dynneson Th.L., Social Science
Perspectives on Citizenship Education, Teachers College, Columbia
University, New York and London 1991
(22) Newmann F., Alternative Approaches to
Citizenship Education: A Search for Authenticity, in Education for
Responsible Citizenship: The Report of the National Task, McGraw-Hill, 1977
(23) Audigier F., Lagelée G., Education civique et initiation juridique
dans les collèges, Institut National de Recherche Pédagogique, Paris 1996
(24) Galichet F., L'éducation à la citoyenneté, Anthropos, Paris
1998
REFERENCES
Audigier F., Lagelée G., Education civique et initiation juridique dans
les collèges, Institut National de Recherche Pédagogique, Paris 1996
Audigier F., L'éducation à la citoyenneté, Institut National de
Recherche Pédagogique, Paris 1999
Bruner J., The Process of Education, Harvard
University P, Cambridge 1961
Bruner J., The Relevance of Education, W.W.
Norton & Company, New York 1971
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